VERSO UN “PATTO DI NAJRĀN” ITALIANO ED EUROPEO?

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Quando si parla d’Islām in Europa, il dibattito oscilla quasi sempre tra due estremi: da un lato l’islamofobia dilagante, anche in Italia, dall’altro un dialogo interreligioso spesso ridotto a semplici dichiarazioni retoriche. Raramente, invece, si guarda alla storia per comprendere come il Profeta Muhammadﷺ affrontò concretamente il rapporto con le comunità che rifiutavano l’Islām. Spada o una stretta di mano?

La risposta si trova forse nel “Patto di Najrān” e vediamo dunque quale sono le lezioni che possiamo trarre ripercorrendone la vicenda.

Siamo nel nono-decimo anno dell’Hijra, circa un anno dopo la conquista della Mecca ad opera delle forze musulmane. L’autorità pacifica dello Stato islamico si è ormai consolidata in gran parte della Penisola Arabica. Al termine della campagna culminata nella liberazione della Kaʿba, il Profeta Muhammadﷺ aveva fatto ritorno a Medina, divenuta principale centro politico e amministrativo della regione.

È il periodo che gli storici musulmani chiamano ʿĀm al-Wufūd, “l’Anno delle Delegazioni”: tribù e comunità da tutta la Penisola si recano a Medina per instaurare rapporti con il Profetaﷺ, riconoscendolo come leader legittimo.

Tra queste vi è anche una nutrita delegazione proveniente da Najrān, uno dei più importanti centri cristiani dell’Arabia meridionale. L’argomento di discussione riguarda anzitutto la natura di ʿĪsā ibn Maryam, pace su di lui. Il Profeta Muhammadﷺ invita gli amici cristiani a comprendere che “l’esempio di Gesù presso Allah è come quello di Adamo” (sūrat ‘Āl ‘Imrān, 3:59).

Il suo sforzo di da’wa va avanti per giorni, ma di fronte all’incapacità dei cristiani di accogliere il messaggio, è l’Altissimo ad intervenire, ispirandogli il ricorso alla mubāhala, ovvero l’invocazione del giudizio divino, affinché “faccia ricadere la Sua

maledizione sui bugiardi” (sūrat ‘Āl ‘Imrān, 3:61). I cristiani fanno allora un passo indietro, ad indicare la loro incertezza di fondo verso i dogmi dell’eresia trinitaria professata.

Avendo rinunciato a sfidare l’Islām sul piano della verità, i cristiani si concentrano così sulla definizione delle norme voltea regolare la pacifica convivenza con i musulmani. Di qui, il “Patto di Najrān”.

Gli storici differiscono sui contenuti specifici dell’intesa, ma concordano sulle sue linee fondamentali, sulla base delle quali il Rasūl Allāh prese i seguenti impegni a favore dei cristiani:

 – garantire la sicurezza delle persone e dei beni;

 – proteggere le chiese;

– nessuna costrizione nel tornare all’Islām;

– permettere loro di mantenere i propri vescovi, sacerdoti e rituali.

In cambio, i cristiani avrebbero dovuto pagare la jizya, un contributo necessario al funzionamento dell’intera comunità raccolta nello Stato islamico, equivalente a una forma di zakāt per i non-musulmani. Non è giustizia questa?

Tornando ai nostri giorni, il “Patto di Najrān” sembra porsi come punto di arrivo per la missione dei musulmani in Europa, che non riguarda esclusivamente la componente cristiana.

“La via italiana del dialogo interreligioso”, il Patto recentemente siglato a Roma, rappresenta una tappa intermedia che richiede ai musulmani di stabilire rapporti di collaborazione e fiducia con non-musulmani di vari gruppi religiosi in Italia. Si tratta del presupposto ideale per le responsabilità che i musulmani si stanno preparando ad assumere per il bene di tutta la comunità, Bidhnillāh.

La storia islamica è davvero maestra di vita e i musulmani, soprattutto i più giovani, sono chiamati a coglierne gli insegnamenti, applicandoli in modo da non sprecare le opportunità che Allāhﷻ ci fa trovare lungo la “retta via”.

Per servire la Sua causa al meglio ci vuole equilibrio (wasatiyya), a cominciare dai comportamenti, affinché siano da esempio e facciano da guida, confutando con i fatti le critiche ingiuste e le diffamazioni. Siamo degni della Sua misericordia, guadagnandoci il riconoscimento della società come leader legittimi, e la nostra Najrān arriverà, in Italia come nel resto d’Europa.

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