FAKIR, BOLOGNA: IL PUNTO DI VISTA MUSULMANO DI “JSS”

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A oltre dieci giorni di distanza, la tragica morte del fratello Abderrahim Fakir a Bologna continua a dominare le notizie su giornali e social media. Mentre infuriano le polemiche, la battaglia tra schieramenti contrapposti si fa sempre più incandescente, riflesso dell’estrema polarizzazione che caratterizza il clima già oltremodo torrido di questa estate italiana.

Da che parte sta Jihād senza Spada? Come sempre, il blog si schiera contro gli islamofobi e i razzisti di turno, invitando i musulmani in Italia, Europa e nel resto del mondo a non essere semplicemente spettatori passivi di fenomeni di violenza e discriminazione nei nostri confronti.

Coerentemente, il dramma di Bologna ci spinge invece a dissentire profondamente da coloro che vedono islamofobia e razzismo anche dove, obiettivamente, non ve n’è alcuna traccia, strumentalizzando l’accaduto per finalità di tipo politico-ideologico. Si parla addirittura di un nuovo caso George Floyd: ne siete proprio sicuri?

Molti musulmani purtroppo invocano gli stessi slogan e le stesse frasi fatte di certi ambienti “anti-imperialisti” e “anti-fa”, dove ogni scusa è buona per scatenare proteste, meglio se con danni alla collettività e ferimenti, sia perpetrati che subiti, quando non ci scappa direttamente il morto, da sfruttare come pretesto per nuove manifestazioni di strada e piazza. Vero?

Con questi gruppi, i musulmani possono avere delle cause in comune, come quella palestinese, e sono davvero da apprezzare sia per la vicinanza agli immigrati che il supporto al riconoscimento di pieni diritti ai musulmani in Italia. Ma i musulmani non devono associarsi a loro in ogni circostanza: i punti di partenza e di arrivo sono completamente differenti. Inoltre, non dimentichiamoci neppure che chi va con lo “sviato” corre il rischio di finire “sviato” a sua volta…  

Comprendiamo le reazioni a caldo, frutto dell’emozione e dello sgomento nel sapere di un fratello ucciso in circostanze terribili, ma passato lo shock iniziale che offusca sia la vista che il cervello, perché non adottare un approccio più equilibrato e – a ben vedere – più aderente alla realtà dei fatti?

Andiamo controcorrente allora: per noi l’uccisione di Fakir è stata un INCIDENTE – spaventoso, ingiusto e inumano, che mai avrebbe dovuto verificarsi, ma pur sempre un incidente. Vale a dire che non c’è stata alcuna intenzionalità negli agenti di polizia che hanno eseguito la procedura di contenimento, provocandone la morte. Non c’è stato nessun “abuso istituzionale”.

Se ai due ragazzi di 28 e 23 anni verranno riconosciute delle responsabilità, saranno condannati in un regolare processo secondo quanto stabiliranno le indagini. D’altro canto, in loro non c’è stata nessuna animosità particolare diretta a Fakir per il fatto di non essere bianco, italiano e cristiano, contrariamente a quanto accaduto negli USA con Floyd.

Pertanto, come musulmani siamo islamofobi e razzisti nel dire che i due poliziotti hanno agito legittimamente nell’immobilizzare il fratello Abderrahim, che fino a quel momento ne aveva combinate di tutte i colori?

Ad aiutare i poliziotti nel tentativo di placarlo è intervenuto perfino un altro fratello marocchino, a bloccargli le gambe. Islamofobo e razzista anche lui?

Fakir si trovava chiaramente in uno stato di escandescenza e la sua biografia – quella reale, non le ricostruzioni fiabesche largamente circolate – non parla a suo favore in termini comportamentali.

La procedura eseguita nei suoi confronti sarebbe stata la stessa in qualunque altro paese del mondo, compresi quelli musulmani. L’esito finale, naturalmente, non avrebbe dovuto poi essere quello che tutti conosciamo…

Che Allāh swt abbia misericordia del fratello Abderrahim, che sostenga (e guidi) i suoi familiari. Allo stesso tempo, non c’era la volontà di provocargli sofferenze e umiliarlo, né tanto meno di ammazzarlo perché musulmano e immigrato. Questo lo diciamo e lo ribadiamo, sottolineando, anche se non ce ne sarebbe bisogno, che le nostre menti sono completamente “de-colonizzate” e “de-occidentalizzate”!

Fratelli e sorelle nell’Islam, non confondiamo il giudizio con il pregiudizio: non facciamo di ogni vicenda un “Fatto Quotidiano”. Non lasciamo che le nostre menti vengano destabilizzate e trascinate nella disperazione da chi cerca la rissa per professione in Italia.

Restiamo “saldi per Allāh come testimoni secondo giustizia” (sūrat al-Mā’idah, 5:8). Amīn.

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