PAKISTAN, L’ISLĀM È CONTRO LA “SPADA” DEL TERRORISMO

Il Pakistan continua ad essere ostaggio di livelli soverchianti di radicalizzazione interna. Nulla di nuovo, si potrebbe dire, nel paese dove hanno avuto origine i talebani e si è a lungo nascosto come latitante il leader di Al Qāʿida, Osama Bin Laden. La strumentalizzazione della malaugurata vicenda legata a Charlie Hebdo ha tuttavia gettato nuova luce sulla realtà attuale della proliferazione dell’estremismo in territorio pakistano, che non cessa di manipolare la religiosità e le percezioni della popolazione, con gravi ripercussioni in ambito internazionale.

Gli appelli per l’annientamento nucleare dell’Europa, i compensi per chi esegue nuove decapitazioni, le manifestazioni di odio di massa nella capitale Islamabad e in altre località, sono orchestrate da numerose organizzazioni, gruppi e gruppuscoli militanti, persino armati, epigoni contemporanei della Jamaat-e Islami fondata dal venerato Sayyid Abu l-Aʿla Maududi, tra i “cattivi maestri” per eccellenza dell’islamismo contemporaneo: quella forma di confusione tra teologia e ideologia che “svia” e manipola la fede dei musulmani per il conseguimento di obiettivi “politici” e non di natura spirituale, fino a generare aberrazioni come l’ISIS.

In quest’ottica, violenza e terrorismo divengono modalità ordinarie alle quali educare le nuove generazioni, a partire dalla più tenera età. Sono a dir poco inquietanti i filmati che ci giungono da scuole religiose femminili, dove decine e decine di bambine vengono oggi avviate non alla “Retta Via” di una sana e corretta spiritualità islamica, ma all’uso della “spada” per tagliare teste e gole. Bambine allineate come soldatesse in marcia insieme a giovani ragazze più grandi di età, tutte inneggianti alla guerra e alla morte del “nemico”, ingannevolmente in nome di Allāh (swt).

Non sanno che a indottrinarle e reclutarle sono stati uomini al servizio di Iblīs e dei suoi shayātīn, “miscredenti” che ad Allāh (swt) hanno “voltato le spalle”. Qual è il loro obiettivo? Farne le terroriste di domani? La prossima lezione verterà su come indossare e azionare giubbotti esplosivi? Sull’argomento, dovrebbero essere le autorità pakistane a fornire risposte adeguate, oltre naturalmente a impedire che tutto ciò si verifichi. Invece, accade che un imam estremista come il famigerato, Khadim Hussain Rizvi, morto recentemente dopo essere stato alla testa delle proteste anti-Charlie Hebdo, viene ricordato come un “grande studioso” da alte cariche istituzionali, che hanno espresso le loro più “sentite condoglianze” per la sua prematura scomparsa.

Di fronte alle centinaia di migliaia di manifestanti accorsi a Karachi all’inizio di novembre, Rizvi ha giustificato il ricorso alla “spada” del terrorismo per vendicare la “dignità “offesa del Profeta Muhammad (saw), mentre un vero leader musulmano avrebbe indicato la via della “moderazione” (wasatia) e del dialogo prescritta dal Corano per aiutare gli “ignoranti” a comprendere l’errore insito nella pubblicazione e nella giustificazione delle vignette, facendo riferimento anche ai numerosi Hadīth del Profeta (saw) che si esprimono inequivocabilmente in questa direzione.

Sul palco, Rizvi è stato accompagnato dalle farneticazioni estremiste di decine di altri sedicenti “studiosi” e opinion leaders, a dimostrazione della grande capacità influenza dell’organizzazione da lui creata. Finché non verranno imposte severe restrizioni o non verrà messo al bando, il TLP potrà godere di lunga vita sulla scia del carisma votato al male del suo fondatore. D’altro canto, Rizvi e il TLP sono rappresentativi di un fenomeno più ampio, il grave cancro della radicalizzazione di cui il Pakistan è ancora lontano dal liberarsi, con metastasi che dall’Asia sud-occidentale hanno raggiunto anche l’Europa (l’aggressore che lo scorso 25 settembre ha ferito due persone nei pressi della vecchia sede di Charlie Hebdo a Parigi è di origine pakistana).

Sotto il costante ricatto di attacchi e insurrezioni (tralasciando il capitolo delle connivenze, su cui letteratura e responsabilità sono amplissime), le autorità pakistane continueranno presumibilmente a concedere totale libertà d’iniziativa alle svariate manifestazioni dell’estremismo che dilaniano il paese. Mentre forniranno un supporto soltanto formale e di facciata alla parte sana e illuminata della società, animata da leader religiosi, intellettuali, accademici e attivisti, che in nome del vero Islām si contrappongono con straordinario coraggio a radicalizzazione e terrorismo. Allāh (swt) l’Altissimo è dalla loro parte.

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