La tragedia in Palestina non si limita alla Striscia Gaza: anche nella Cisgiordania occupata, i nostri fratelli e sorelle affrontano ogni giorno nuove sofferenze.
La tragedia in Palestina non si limita alla Striscia Gaza: anche nella Cisgiordania occupata, i nostri fratelli e sorelle affrontano ogni giorno nuove sofferenze.
Charlie Kirk was very unpopular among Muslims, and not without reason. At the same time, he had much in common with us…
Oggi l’Italia torna a “Bloccare Tutto” per la Palestina.
La Corte Criminale Internazionale ha emesso un mandato di arresto, ma cosa accadrà quando #Satanyahu e #Gallant si troveranno di fronte al Tribunale Supremo di Allāh Subhānahu wa Ta’ālā?
A un anno di distanza, del tunnel che si è venuto a creare il 7 ottobre per i palestinesi della Striscia di Gaza e il Libano, non si può nemmeno lontanamente intravedere la fine. Ne è valsa la pena?
Nella triste rubrica #PalestineNews, la redazione del blog Jihād senza Spada dedica questo post a tutti i fratelli e alle sorelle libanesi, a tutti gli amici del Paese dei Cedri, a prescindere da religione e orientamento politico.
L’attacco del 7 ottobre è stato effettuato con la consapevolezza che, sulla popolazione palestinese indifesa della Striscia di Gaza, si sarebbero certamente abbattute morte e distruzione ad opera di Israhell e Satanyahu.
Gli “sviati del jihād” amano concentrare le loro forze in determinati territori. Da questo punto di vista, lo Yemen ha superato persino il Pakistan a causa della milizia terroristica degli Houthi, che è andata ad aggiungersi ad al-Qāʿida nella Penisola Arabica.
Rafah, Striscia di Gaza. Cosa dire in più di quanto non sia stato detto finora? L’orrore della morte, le scuse di circostanza, l’impotenza della Corte Penale, la carestia che continua a dilagare, il dramma e la sofferenza dei palestinesi. Forse è già stato detto tutto, cosa aggiungere? Magari qualcosa di diverso, che apra una nuova prospettiva e faccia tornare la speranza.
Alla vigilia di Ramaḍān, i bambini di Gaza hanno acceso come ogni anno i fuochi d’artificio, Alḥamdulillāh. Tuttavia, solo una piccola minoranza della popolazione palestinese della Striscia ha potuto dare il benvenuto al mese sacro secondo la tradizione locale.
Quasi non ci si crede che siano passati poco più di 100 giorni, perché a giudicare dalle cifre da capogiro che quantificano l’entità dei massacri e delle distruzioni in corso senza sosta nella Striscia di Gaza, sembrano passati 100 anni.
Prendendo spunto dal sondaggio promosso da Jihād senza Spada in seguito all’attacco di Ḥamās dello scorso 7 ottobre, la domanda sorge spontanea: l’attacco è stato “benefico” per la “causa” palestinese?
Purtroppo continua a circolare su internet la notizia assolutamente falsa secondo cui i Talebani avrebbero chiesto a Iran, Iraq, Siria e Giordania, il permesso di attraversare il loro territorio per raggiungere e conquistare Al Quds.
Ricordare le sofferenze di tanti fratelli e sorelle è un dovere che s’impone a ogni musulmano, specie nel corso del “migliore dei mesi” appena cominciato: il Ramaḍān.
Ai palestinesi suggeriamo di abbandonare definitivamente il circolo vizioso della violenza. Quali benefici ha portato finora? Zero, sottozero, solo più occupazione e sofferenza.