Allāh chiama alla dimora della pace e guida chi Egli vuole sulla Retta Via (Surat Yûnus, 10:25).
Il fenomeno è tanto più evidente in questa parte di Dar al-Ḥarb occidentale ed europeo, inclusa l’Italia, dove la “Primavera Islamica” continua ad avanzare come testimonia l’aumento dei “convertiti”, tra cui il sottoscritto, riempiendo così il vuoto esistenziale e di senso che attanaglia la stragrande maggioranza della popolazione.
Nati nella jāhiliyya, ognuno con la sua storia e le sue vicissitudini, lodiamo il Signore per averci donato la luce che c’illumina il cammino nel tempo della Dunya, e per averci concesso di poterlo conoscere direttamente, al riparo dallo sviamento di presunte “intermediazioni”. Lo lodiamo perché ci assiste ovunque e comunque, è sempre con noi e sopra di noi. Felicità, tranquillità e pace interiore, naturalmente al netto dell’imperfezione e della limitatezza umana che ci contraddistinguono: è Lui e solo Lui il nostro porto sicuro, qui e nell’Ākhirah, in shā’a Allāh.
L’orgoglio di essere musulmani e di far parte della Ummah nasce dalla consapevolezza del privilegio ricevuto dall’Ar-Rahmān, che ci ha voluti nella “comunità dei credenti”, come membri dell’Ahl as-Sunnah wa’l-Jamā’ah, servendosi spesso dello strumento di altri fratelli e sorelle per invitarci a sé. La Da’wa è dunque per i musulmani non di nascita anche un dovere di riconoscenza verso lo “sforzo” effettuato a loro favore da altri musulmani al servizio dei disegni di Allāh Ta’ala, il Migliore dei Pianificatori” (Sūrat Al-’Anfāl, 8:30), disegni che sovrastano e dominano quelli umani. In tutto ciò, si pone però talvolta la questione dell’autenticità della conversione e dell’affidabilità dei musulmani nello svolgimento della Da’wa.
Solo “Allāh conosce quello che celano i cuori” (Sūrat Āl-‘Imrān, 3:154) e i movimenti dell’animo, pertanto solo Lui può stabilire con assoluta certezza se la pronuncia della Shahādah è il frutto di un processo di ritorno all’Islām davvero sincero e consapevole, o se è l’esito di scelte superficiali e impulsi del momento che nulla hanno a che vedere con il desiderio reale di acquisire la sacra “scienza benefica”.
Allo stesso modo, solo Lui può essere pienamente a conoscenza delle intenzioni soprattutto di coloro che del proprio impegno nella propagazione della sacra “scienza benefica” ai non musulmani fanno grande pubblicità sui social media. Come nel caso, ad esempio, dei giovani duʿāt della cosiddetta “Street Da’wa”, condotta in luoghi pubblici. Che valore religioso può avere una “testimonianza di fede” a dir poco improvvisata, strappata in pochi minuti al passante di turno che sente parlare di Islām per la prima volta? Senza alcuno studio, pratica, approfondimento…



Mentre della pubblica esposizione di un minorenne, a mo’ di trofeo personale davanti alle immancabili telecamere, non resta che il cattivo gusto. Nessuna sorpresa, conoscendo il presunto imam in questione… e non inganni l’apparente maturità mostrata dal ragazzo, trattandosi pur sempre di un adolescente, finito ahimè nelle mani dei lupi.

Che Allāh Ta’ala protegga tutti i non musulmani, specie i giovani e i giovanissimi, dai “professionisti” delle conversioni.
أشهد أن لا إله إلا الله وأشهد أن محمدا رسول الله
