AL-GHURABĀ’ O “SCONOSCIUTI” DEL TERRORE? DIFFIDATE DELLE IMITAZIONI

Con l’anti-Ummah blasfema composta dai soldatini di Shayṭān bisogna avere proprio una gran pazienza (ṣabr), mista a una dose altrettanto grande di misericordia (rahmāh). Il tutto, per compensare allo sdegno e alla rabbia che sorgono spontanee di fronte all’intossicazione e alle manipolazioni a cui tale esercito di “sviati” e falsi mujāhidīn continua a sottoporre il messaggio dell’Islām, trasmesso all’umanità dal Profeta Muhammad saw su mandato di Allāh subḥānahu wataʿālā.

Privi di ogni minimo scrupolo e senso di vergogna, cosa resta che le bugie dei soldatini di Shayṭān non abbiano ancora contaminato? Nelle loro mani, la bandiera nera del Tawḥīd e della Shahādah è diventata simbolo di morte e distruzione, mentre il jihād uno “sforzo” per tagliatori di teste e bombaroli stragisti, i Sunnah sport uno stadio preliminare all’addestramento terroristico, l’inizio del Ramaḍān l’anniversario della nascita dell’ISIS (Dāʿish Ḥarām) e gli anāshīd canti lugubri e funesti. Si sono appropriati persino delle tazzine da caffè, dei fiori e degli animali, gatti e leoni in testa, e ora qualcuno (o qualcuna) comincia anche con i cani (senza farli entrare in casa naturalmente).

La tragedia assume contorni e contenuti ancora più farseschi se si pensa all’auto-identificazione dei soldatini di Shayṭān con i Ghurabā’, gli “sconosciuti” evocati in vari aḥadīth dal Profeta Muhammad saw, a cominciare da quello seguente, il più noto e impropriamente strumentalizzato:

“L’Islām è iniziato come qualcosa di sconosciuto e tornerà ad essere sconosciuto, quindi una buona novella per gli Sconosciuti” (Ṣaḥīḥ Muslim).

La previsione del Profeta Muhammad saw si è immancabilmente avverata. E che si sarebbe avverata lo aveva già capito ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb subito dopo la conclusione della rivelazione coranica, quando il Profeta Muhammad saw annunciò l’avvenuto perfezionamento della religione (Sūrah “al-Mā’ida”, 5:3) durante il suo ultimo sermone sul monte ‘Arafāt. In lacrime, ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb diede prova della grandissima sensibilità con cui in seguito reggerà la Ummah come secondo Califfo, intuendo che “ogni cosa che giunge al culmine della perfezione tende a diminuire” (Ṭabarī).

A guardarla oggi, la Ummah è infatti molto lontana sia dalla prima comunità di credenti, che dal rappresentare quella “comunità che inviti al bene, incoraggi ciò che è buono e proibisca ciò che è male” (Sūrah “āl-‘Imrān”, 3:104), che dovrà sorgere secondo i desideri di Allāh subḥānahu wataʿālā.

Abbiamo raggiunto il punto più basso? Si può sempre continuare a scavare e all’ingrato compito ci pensano ben volentieri i soldatini di Shayṭān, che nel loro buco nero d’ignoranza e malvagità intendono far sprofondare tutti i musulmani.

Per perfezionare lo “sviamento” ideologico, psicologico e spirituale della Ummah, eccoli allora recitare, con una superbia e un’arroganza (kibr) senza fine, la parte di quei pochi musulmani, i Ghurabā’, che nella visione profetica muhammediana avranno il compito di gettare nuova luce sulla Ṣirāṭ al-Mustaqīm, la “Retta Via” oscurata dalle tentazioni di questa dunyā in cui è Shayṭān a dettare legge.

Con ciò, attenzione, noi di “Jihād senza Spada” non intendiamo in alcun modo metterci in competizione con i falsi mujāhidīn dello “stato anti-islamico”. Non pretendiamo di essere noi i Ghurabā’, non ci sentiamo in alcun modo “i prescelti provenienti da terre diverse” (“the chosen few from different lands”). Siamo musulmani ordinari, semplicemente, pieni di limiti e imperfezioni, e consapevoli di ciò cerchiamo di combattere la nostra ignoranza con l’obiettivo di migliorare giorno per giorno in fede e in conoscenza, per renderci il meno indegni possibile al cospetto di Allāh subḥānahu wataʿālā.

Allo stesso tempo, sentiamo il dovere di smascherare l’inganno perpetrato dagli “sviati” col cappuccio che si permettono di auto-celebrarsi quali eredi dei musulmani che hanno accompagnato il Profeta Muhammad saw nelle enormi tribolazioni che caratterizzarono la nascita e la propagazione dell’Islām.

Basta aver preso un aereo per Istanbul e attraversato il confine con la Siria grazie ai buoni uffici di qualche spregiudicato trafficante, per potersi anche solo lontanamente equiparare a “quelli che hanno lasciato (an-Nuzzā’) le loro tribù” (Ibn Majah) per l’Islām, seguendo la predicazione del Profeta Muhammad saw?

Seminatori di morte e distruzione, di oppressione e violenze inaudite, pensano sul serio di essere “coloro che proibiscono il male quando il popolo diventa corrotto” (Ṣaḥīḥ Muslim) e di “osservare la Sharīʿa e la Sunnah in ogni aspetto della vita”?

Megalomani e del tutto auto-referenziali, del loro culto si fa promotore, tra i vari, un certo blog in lingua inglese di presunte “Muslimah Sisters”, chiaramente affiliate all’ISIS. Ma non solo. L’imitazione dei Ghurabā’ è sbarcata anche in Italia, con riferimenti che ne indicano indubitabilmente la provenienza (Arabia Saudita, diciamolo pure).

Un sito internet, una pagina Facebook, un canale Telegram, corsi di Corano online “per sole sorelle” (da “non condividere sui social media”, mi raccomando!) e tanta spazzatura confusa per conoscenza. L’eredità e il buon nome dei Salaf-us-Ṣāliḥ abusati per darsi un tono e fare proselitismo, ma è Muhammad ibn ʿAbd al-Wahhābil loro vero (cattivo) maestro di Manhāj e ʿAqīda. Proprio lui, il “teologo” che allo “stato anti-islamico” ha fornito il retroterra ideologico e dottrinario. E costoro hanno osato auto-proclamarsi Ghurabā’!

“Non seguono altro che congetture e non fanno altro che mentire” (Sūrah “al-An’ām“, 6:116), dice il Sublime Corano: hanno mai preso in considerazione la concreta possibilità che questa severa ammonizione sia rivolta esattamente a loro, gli “Sconosciuti” del Terrore?

In realtà, simili impostori, sottomessi a Shayṭān e non certo ad Allāh subḥānahu wataʿālā, sebbene giochino a fare i misteriosi non c’ingannano. Li conosciamo molto bene e la propaganda di cui riempiono la rete di internet e che spacciano per Daʿwa, con immagini evocative, slogan pubblicitari, video, anāshīd e meme sui social media, non è altro che un perverso invito alla dannazione per il quale nell’aldilà non riceveranno alcuna ricompensa.

Ciononostante, militanti e simpatizzanti sono persuasi che nell’Ākhirah gli spetti di diritto il Jannāh, magari al livello più alto nel Firdaws an-Naʻīm, al punto da diffondere una traduzione completamente distorta dell’Ḥadīth con cui il Profeta Muhammad saw ha proiettato nel futuro la figura dei Ghurabā’.

La “buona novella per gli Sconosciuti”, comunemente tradotto in inglese con “glad tidings to the strangers”, dall’originale arabo طُوبَى لِلْغُرَبَاءِ (“beati gli Sconosciuti”), nella versione dei soldatini (e delle soldatine) di Shayṭān, è così divenuta “il Paradiso è per gli Sconosciuti”, “Paradise is for the Strangers”: un modo per attrarre credenti ingenui e sprovveduti e farli cadere nella trappola, affinché distruggano la propria vita e quella degli altri, nell’illusione che entreranno in Paradiso nella forma di “uccelli verdi”. Non è vero “Muslimah Sisters”?

Si tratta però di attentatori suicidi e non di “martiri”, la cui vita e la cui morte appartengono quindi a Shayṭān e non “ad Allāh, il Signore dei mondi (‘āalamīn)” (Sūrah “al-An’ām”, 6:162).

A fare i conti con i falsi mujāhidīn per le sofferenze e le ingiustizie provocate, sarà poi il migliore dei Giudici e più Misericordioso, come più gli piacerà: Allāh a’alam. Intanto, non si può dire che non li aveva avvertiti molto in anticipo: “Riempirò l’Inferno di tutti voi, te [Shayṭān] e coloro che ti avranno seguito” (Sūrah “al-A’rāf”, 7:18).

Alla responsabilità individuale per le azioni compiute, non potranno sfuggire: “Da parte del vostro Signore vi sono giunti appelli alla lungimiranza. Chi dunque vede chiaro, è a suo vantaggio; chi resta cieco, è a suo danno. Io non sono il vostro custode” (Sūrahal-An‘ām”, 6:104). Pertanto, nel Giorno del Giudizio, “se qualcuno pesantemente gravato chiederà aiuto per il carico che porta, nessuno potrà alleggerirlo” (Sūrah “Fātir”, 35:18).

L’essere rimasti vittima dell’inganno di Shayṭān, che “abbellì agli occhi loro le loro azioni e li sviò dalla Retta Via”, non costituisce un’attenuante e non gli sarà d’aiuto, poiché erano comunque “stati dotati di discernimento” (Sūrah “al-‘Ankabūt”, 29:38). Hanno finito per credere che abbracciare violenza e terrorismo equivalesse ad agire per la “causa” di Allāh subḥānahu wataʿālā, ma “volete che vi citiamo coloro le cui opere sono più inutili, coloro il cui sforzo in questa vita li ha sviati, mentre credevano di fare il bene?” (Sūrah “al-Kahf”, 18:103-104).

Fratelli e sorelle, “Sconosciuti” del Terrore. Avete “scambiato la retta Guida con la perdizione” (Sūrah “al-Baqara”, 2:16), rendetevene conto e pentitevi! Non sapete “che Allah accetta il pentimento dei suoi servi”? (Sūrah “At-Tawba”, 9:104).

“Da coloro che si pentono, fanno ammenda e fanno conoscere la verità, accetterò sicuramente il pentimento” (Sūrah “al-Baqara”, 2:160).

Il “fuoco” che le “Muslimah sisters” dicono di sentire nelle loro mani non è il Dīn, ma l’Inferno che è già lì pronto che ad aspettarle. La “corda” a cui siete aggrappati non è quella di Allāh subḥānahu wataʿālā, ma è Shayṭān che vi sta strangolando, dopo essersi impossessato del vostro nafs fino a farvi credere di essere un Gharīb. Liberatevi, finché siete in tempo. Allora capirete che è la proiezione del vostro ego quella che stavate seguendo, non l’‘Aqīdah. Perché dei Ghurabā’ non è degno nessuno di noi.

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