DĀʿISH AL-QĀʿIDA ḤARĀM, VIA DALLA SIRIA!

Dalla Siria non giungono mai buone notizie per la Ummah. Ci siamo abituati e quasi non ci facciamo più caso. L’attenzione è però d’obbligo, perché la Siria si è già dimostrata un laboratorio di primaria importanza per lo “sviamento” armato, impropriamente detto “jihadismo”, che continua a inquinare la Ummah dall’interno, allontanando dalla sirāṭ al-mustaqīm soprattutto le nuove generazioni di musulmani, sia giovani uomini che donne.

L’ultima breaking news riguarda la riconciliazione in corso tra Dāʿish e Ḥurrās ad-Dīn, gruppo affiliato ad al-Qāʿida, le due facce dello stesso mostro anti-islamico generato da Shaytān.

Non basta aver “sviato” il corso della rivoluzione anti-Assad, favorendo l’ingresso in Siria di un vasto assortimento di forze miscredenti e malintenzionate, che comprende americani, russi, pasdaran iraniani e i miliziani filo-khomeinisti al loro servizio, provenienti da Libano (Ḥizb Allāh), Iraq, Afghanistan e Pakistan.

Non basta aver consentito ai curdi del YPG/PKK, orgogliosamente miscredenti, di stabilire il proprio predominio nel nord-est del paese con la scusa di combattere Dāʿish e grazie all’appoggio occidentale.

E non basta l’aver agevolato i piani di quel munāfiq opportunista di Recep Tayyip Erdoğan, che ha solo sfruttato la rivoluzione anti-Assad, il dramma dei rifugiati e la presunta minaccia dei curdi del YPG/PKK, per mettere le mani su ampie fasce di territorio siriano al confine con la Turchia.

Tutto ciò non basta, c’è infatti bisogno di nuovi sviluppi per consolidare l’attuale condizione di soggiogamento della popolazione musulmana in Siria, per il piacere di Shaytān naturalmente.

La riunificazione tra Dāʿish e Ḥurrās ad-Dīn, propagandata come un’operazione nostalgica per tornare ai tempi dello stragismo di al-Zarqāwī, o anche un loro più modesto riallineamento tattico, renderebbero estremamente felice il regime sanguinario di Damasco, dandogli la possibilità di continuare a giustificare la propria esistenza quale bastione nei confronti dello “sviamento” armato. Una logica simile si applicherebbe anche ai curdi YPG/PKK e alla presenza di americani, russi, pasdaran iraniani e milizie correlate.

Senza dimenticare quel furbetto trasformista di al-Jawlānī, che non perderebbe l’occasione di rafforzare ulteriormente il predominio di Hayʼat Taḥrīr al-Shām nella regione d’Idlib, dove già ricopre le funzioni di poliziotto contro Ḥurrās ad-Dīn e Dāʿish per conto del neo sultano-Erdogan e con il benestare dell’occidente.

In breve, la riconciliazione tra le due anime destinate alla dannazione dello “sviamento” armato siriano andrebbe a soddisfare gli interessi di tutti gli attori coinvolti. Le uniche vittime sacrificali, come al solito, sarebbero i musulmani.

A rendere ancora più inquietante tale prospettiva, è il periodo prescelto per dare avvio ai colloqui di “pace“ tra Dāʿish e Ḥurrās ad-Dīn: il Ramadān. Già il presunto califfo, Abu Bakr Al Baghdadi, dichiarò la nascita dello “stato anti-islamico” il primo giorno di Ramadān. E ogni anno, Dāʿish celebra la ricorrenza intensificando sia il ricorso alla violenza, che la propaganda a uso e consumo di militanti e simpatizzanti.

L’obiettivo è profanare sia la “rivelazione” dell’Islām, che ebbe inizio appunto nel mese di Ramadān, che il compito profetico di Muhammad (saw), dando vita a una “anti-Ummah” blasfema composta da mujāhidīn del terrore che combattono contro Allāh (swt) e il suo disegno di “salvezza” per l’umanità.

Convinti di essere “sottomessi” ad Allāh (swt), “hanno scambiato la retta Guida con la perdizione” (Sūrah “Al Baqara”, 2:16), diventando “soldatini” al servizio di Shaytān che con la loro fitnā continuano a tormentare i musulmani dello Shām come di altre parti del mondo.

Volete che vi citiamo coloro le cui opere sono più inutili, coloro il cui sforzo in questa vita li ha sviati, mentre credevano di fare il bene? (Sūrah “Al Kahf”, 18:103-104).

Durante il Ramadān, tutti i musulmani sono chiamati a misurare in assoluta sincerità la propria fede, così da identificare gli ambiti dove è necessario compiere un rinnovato “sforzo” (Jihād) per il proprio perfezionamento spirituale. “Sono sulla Retta Via di Allāh (swt)?”, a questa domanda sono chiamati a rispondere anche i fratelli di Dāʿish e Ḥurrās ad-Dīn. Fatevi un esame di coscienza e pentitevi!

Allāh (swt), il più Misericordioso, “accoglie il pentimento di coloro che fanno il male per ignoranza e che poco dopo si pentono” (Sūrah “An-Nisā’”, 4:17). Rincamminatevi dunque sulla “Retta Via” (Sūrāh “Al Fātiha”, 1:7), il più lontano possibile dalla Siria…

Rispondi