VENEZUELA, UNA CONTESA TRA “FARAONI”: COSA PENSA L’ISLĀM DI TRUMP E MADURO?

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La lunga catena di guerre che sta attraversando il mondo non dà segnali di tregua.

Distolta l’attenzione mediatica dal genocidio di Gaza e con l’Ucraina sempre in sottofondo, la scena è stata presa prima dal Sudan e poi di nuovo dallo Yemen, entrambi specchio della frammentazione che ahimé continua a dividere la nostra Ummah (ogni riferimento soprattutto ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti non è affatto casuale).

Adesso è la volta del Venezuela: di quale altro paese sarà il turno nelle prossime settimane?

Su quanto accaduto a Caracas, Jihād senza Spada non piange l’arresto di Nicolás Maduro. Del “faraone” venezuelano non deve ingannare il sostegno ipocrita e strumentale alla causa palestinese, mentre sono state la sua corruzione e incompetenza a impoverire e ridurre alla fame milioni di cittadini.

Dal punto di vista dell’etica islamica, il governante è custode del benessere della popolazione che gli è stata affidata (amāna) e il Profeta Muḥammad ﷺ ammonì che ogni leader sarà chiamato a rispondere del “suo gregge” (Sahīh al-Bukhārī 7138).

Quando il potere si trasforma in privilegio e l’amministrazione in negligenza, come nel caso di Maduro, il giudizio da parte di un musulmano non può che essere negativo.

D’altro canto, secondo l’etica islamica, le responsabilità di Maduro come governante non giustificano né legittimano in alcun modo un attacco militare come quello perpetrato dagli Stati Uniti del “faraone” Donald Trump.

L’attacco e la conseguente cattura di Maduro non hanno nulla di estemporaneo, ma rappresentano il culmine di un’escalation avviata da Trump attraverso sanzioni e pressioni economiche, con l’obiettivo d’indurre il regime venezuelano a cambiare rotta, allontanandosi da Cina, Russia e Iran.

Il successivo ricorso all’uso della forza è dovuto al fallimento di tale strategia. Maduro e i vertici del regime non hanno infatti per nulla risentito delle politiche di strangolamento economico intentate dagli Stati Uniti, tanto da non cedere neppure minimamente alle richieste americane, mentre però abbandonavano i venezuelani a uno stato d’indigenza diffusa e in costante aggravamento.

Tutta colpa di Maduro allora, “faraone” completamente distaccato dalla realtà sociale del paese a dispetto della propaganda populista del suo regime? Certamente no.

L’Islām fonda la sua visione delle relazioni umane e internazionali sul principio della giustizia (ʿadl). Il Corano è esplicito: “O voi che credete! Siate saldi per Allāh come testimoni di giustizia, e non vi spinga l’odio verso un popolo a essere ingiusti” (sūrat al-Māʾida, 5:8).

Ogni aggressione, anche sottoforma di sanzioni, che si abbatta su una collettività nel suo insieme, privandola di risorse vitali come cibo, medicine e dignità, rientra chiaramente nella categoria dell’ingiustizia (zulm), che è tra i peccati più gravi, specialmente quando è esercitato dai forti sui più deboli.

La pressione e l’isolamento promossi da Trump non hanno colpito le cosiddette élite, ma i venezuelani indifesi, sebbene non avessero alcuna responsabilità. L’Islām insegna che “nessuna anima porterà il peso di un’altra” (sūrat al-Anʿām, 6:164). Colpire un’intera popolazione per forzare un cambiamento politico significa violare questo principio fondamentale di giustizia.

Fallita inevitabilmente la carta della coercizione economica, l’arroganza (istikbār) da “faraone” ha condotto Trump sulla via militare e della prevaricazione. Lasciamo alla cronaca il racconto di come si svilupperà questa ennesima triste vicenda, ma siamo certi che il suo esito non sarà un successo…

Allāh swt non è “ignaro di ciò che fanno gli ingiusti. Egli li rinvia soltanto a un Giorno in cui [i loro] sguardi saranno sbarrati” (sūrat Ibrāhīm, 14:42) poiché atterriti dal Suo giudizio.

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