UNIVERSITÀ DI CATANZARO, APPELLO AL FRATELLO OMAR

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L’apertura di uno spazio di preghiera per musulmani presso l’Università “Magna Graecia” di Catanzaro rappresenta senza dubbio una svolta significativa per l’Italia.

L’iniziativa nasce infatti per rispondere alle esigenze spirituali di studenti, docenti e altre figure legate all’istituto di fede islamica: un gesto che riconosce un diritto, quello alla libertà di religione e di culto, spesso oggetto di contestazione per i musulmani, confermando la presenza viva e consapevole (nonché legittima) dell’Islām nella società italiana.

Personalmente, come italiano musulmano, non posso che accogliere con favore questo passo verso il pieno riconoscimento della mia identità all’interno del mio stesso paese. Alḥamdulillāh!

Un grande plauso va al fratello Antonio Omar Carioti, presidente dell’associazione Dār as-Salām, al cui sforzo l’Altissimo ha concesso efficacia e successo.

Ringraziamenti sinceri vanno all’ateneo calabrese, che ha avuto il coraggio di sfidare diffidenze e pregiudizi.

Tuttavia, sento al contempo anche il dovere di avanzare una riflessione critica, che dell’iniziativa mette in luce un aspetto apparentemente negativo.

L’integrazione autentica non si misura soltanto nella possibilità di avere spazi propri, ma nella capacità di condividerli. L’integrazione sorge dal riconoscimento reciproco, dalla volontà di creare ponti e non di dar vita a isole separate, disconnesse dal contesto più ampio.

Perché allora non pensare all’assegnazione di un luogo di preghiera in comune con non-musulmani?

Attenzione, non si tratterebbe di una soluzione che presume o postula equiparazioni tra l’Islām e le altre religioni, indebolendo il credo pronunciato con la Shahāda. Piuttosto, ci sembra una via pratica e pragmatica da seguire, visto che viviamo in uno scenario di pluralismo confessionale.

In questo modo, si sarebbero prevenute e neutralizzate le solite critiche islamofobe, piene di odio e risentimento, che non sono portatrici di alcun beneficio per i musulmani.

Nelle vesti di portavoce del blog Jihād senza Spada, rivolgo quindi un appello al fratello Omar affinché compia un atto di apertura volto alla costruzione di una comunità davvero inclusiva.

Convivenza e dialogo infatti si cementano maggiormente in ambiti come quelli educativi, accademici e scolastici. Siamo musulmani e dobbiamo essere noi i primi a dare l’esempio, mostrando che l’Islām è una forza di pace, coesione e saggezza nella società. Se sapremo aprire le porte dei nostri spazi, reali e simbolici, allora potremo davvero dire di aver portato la Daʿwah non soltanto con le parole, ma con le azioni.

Che Allāh swt guidi i nostri passi e renda l’iniziativa di Catanzaro un mezzo per il bene comune.

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