Cronache di ordinaria follia dal Sudan. Intere città ridotte in macerie, milioni di sfollati, decine di migliaia di morti, donne e bambini vittime di stupri, carestie pianificate: che Allāh swt sostenga la povera popolazione sudanese e conceda ai suoi martiri i più alti livelli del Jannah Firdaws.
Sarà poi sempre il Migliore dei Giudici (Khayru al-Hākimīn) a stabilire le sorti di coloro che si sono resi responsabili delle stragi, dei soprusi, del sangue versato e delle lacrime innocenti. Non solo tra i sudanesi coinvolti, perpetratori delle violenze, ma tra i governanti dei paesi islamici (o pseudo tali) che, con le loro interferenze, hanno favorito, alimentato e strumentalizzato il conflitto interno.
Nessuno è esente da colpe. Egitto, Turchia e Qatar sostengono le forze armate, ovvero i militari al governo del generale Abdel Fattah al‑Burhan, che si sono macchiati del colpo di stato ai danni dell’esecutivo legittimo emerso a seguito della caduta del dittatore Omar al-Bashir. Mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno posto tutta la loro potenza dietro le milizie guidate dal signore della guerra Mohamed Hamdan Dagalo, a capo delle cosiddette Rapid Support Forces (RSF).
Astagfirullah! A quali aberrazioni si sono ridotti ormai i paesi islamici, oltre alle gravi responsabilità derivanti dalla scelta di non aver agito concretamente per salvaguardare i palestinesi di Gaza. Le loro rivalità e i loro interessi particolari hanno significativamente contribuito a produrre l’ennesima tragedia che ha colpito il Sudan, specchio rotto che ben rappresenta la frammentazione da cui continua ad essere afflitta la nostra Ummah.
Nella crisi in corso sarebbe però ingiusto porre tutti sullo stesso piano. Quanto accaduto nelle settimane più recenti nel Darfur non lascia spazio a dubbi circa le responsabilità delle atrocità più gravi, che ricadono tutte sulle spalle di Dagalo e delle sue RSF, con massacri, stupri di massa, esecuzioni sommarie e distruzioni di villaggi, con caratteristiche di pulizia etnica.
L’escalation è avvenuta nella regione dove Dagalo e le RSF hanno il proprio epicentro tradizionale, ma la brutalità del gruppo si era manifestata già in precedenza nel resto del paese. Basta chiedere ai cittadini di Khartoum e Omdurman, dove le RSF hanno occupato ampie zone urbane, saccheggiato case, ospedali e sedi diplomatiche, imponendo un regime di terrore. Mentre ad Al Jazira, conquistata dalle RSF, sono stati denunciati i soliti stupri, arruolamenti forzati e uccisioni di civili.
Gli Emirati Arabi Uniti negano ogni addebito, ma chi ha messo nelle condizioni Dagalo e le RSF di compiere sistematicamente simili crimini di guerra e crimini contro l’umanitàcon armi, denaro, sostegno logistico e altro ancora?
La giustificazione è combattere i Fratelli Musulmani (al-Ikhwān al-Muslimūn), infiltratisi nel governo militare di al-Burhan con il supporto di Turchia e Qatar, ma la realtà è che grazie alle RSF gli emiratini sono riusciti ad accaparrarsi giacimenti d’oro e rotte commerciali, su cui altrimenti non sarebbero mai riusciti a mettere le mani.
“La gara per moltiplicare [i beni] vi distrae, finché non visiterete le tombe” (sūrat at-Takāthur, 102:1-2).
Allah swt ammonisce nel Qur’an contro la cupidigia (hirs), ma ad Abu Dhabi come a Dubai restano indifferenti continuando a “costruire palazzi per divertirsi” (sūrat ash-Shuʿarāʾ, 26:128-29), incuranti della vergogna morale derivante dall’aver reso il Sudan, già profondamente martoriato da guerre e devastazioni, nuovamente teatro di violenze inumane e pulizia etnica.
Al danno si è aggiunge poi la beffa di vedere Abu Dhabi sventolare la bandiera della pace, della mediazione, della lotta al terrorismo e del dialogo interreligioso, persino stringendo accordi strumentalizzando il nome del profeta Ibrahim (as).
Davvero, non c’è limite all’ipocrisia dei Munafiqun! Le ayat del Qur’an fatte scendere dall’Altissimo li descrivono perfettamente.
“Tra gli uomini vi sono alcuni che dicono: ‘Crediamo in Allah e nell’Ultimo Giorno’, ma in realtà non credono” (sūrat al-Baqara, 2:8).
“Essi cercano di ingannare Allah e i credenti, ma ingannano solo se stessi, senza rendersene conto” (sūrat al-Baqara, 2:9).
“Quando si levano per pregare, lo fanno pigramente, per essere visti dalla gente, e ricordano Allah solo poco” (sūrat an-Nisā’, 4:142).
“Oscillano tra questi e quelli, senza appartenere né a questi né a quelli” (sūrat an-Nisā’, 4:143).
Non sembrano proprio loro? Tra i credenti e i miscredenti sembrano comunque prendere quest’ultimi come “alleati” (sūrat al-Māʾidah, 5:51).
Il sangue sudanese grida, ma i martiri sudanesi avranno il riscatto che meritano. Le ingiustizie non rimarranno senza risposta.
