RAMADĀN

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Durante questo tempo di Ramadān 1446, riteniamo quanto mai opportuno fare luce sulle “mistificazioni” che il “migliore dei mesi” continua a subire ad opera dei soliti “sviati del Jihād”. Per intenderci, quelli dello “stato anti-islamico del terrore” e di altri partiti (ahzāb) estremisti deviati al servizio di Shaytān che combattono contro Allāh swt e il suo progetto di “salvezza” per l’umanità.

Non è certo un caso se lo pseudo-califfo Abu Bakr al-Baghdadi abbia scelto il primo giorno di Ramadān dell’anno 1435 (giugno 2014) per annunciare la nascita del suo “califfato del terrore”, profanando deliberatamente sia il Sublime Qur’ān, “fatto scendere” come “guida per gli uomini” (sūrat al-Baqara, 2:185) proprio nel mese benedetto, che la missione assegnata al Profeta Muhammad ﷺ di propagare (da‘wa) la Parola divina attraverso mari e continenti.  

In tal modo, al-Baghdadi – “principe” (amīr) del male – si è posto a capo di una “anti-Ummah” blasfema costituita da finti-mujāhidīn che perseguono l’obiettivo di sostituire la “religione della verità” (sūrat at-Tawba, 9:29 e 9:33; sūrat al-Fath, 48:29; sūrat as-Saff, 61:9) con la “religione della falsità”, dell’odio e della violenza, contraria all’Islām nei principi, nella metodologia e nello spirito di fratellanza e umanità.

Così, mentre i musulmani di tutto il mondo s’immergono in un periodo di purificazione della propria fede (Imān), di preghiera e di profonda connessione con Allāh swt mediante lo “sforzo” del digiuno (sawm), quarto pilastro dell’Islām, lo “stato anti-islamico del terrore” rafforza puntualmente la propria propaganda online a uso e consumo di militanti e simpatizzanti, sempre alla ricerca di nuovi adepti da sottrarre alla “retta via” (sirāt al-mustaqīm) con promesse distorte, rivolte soprattutto ai più giovani, approfittando della loro innocenza e di una capacità critica che, come è normale che sia, è ancora immatura.

Contemporaneamente, i soldatini di Shaytān intensificano gli attacchi terroristici con campagne speciali di violenza, guerra e sterminio che durano l’intero mese, oggi in Africa e nel Khurasan, ieri nello Shām e in Iraq, per sporcare con sangue innocente quanto di puro e di bello il Ramadān offre ai credenti (muʾminīn) anche a livello sociale e comunitario.

Il Ramadān è infatti un’occasione per rafforzare i legami sia con le persone più prossime (i familiari, i congiunti e gli amici con i quali ci si riunisce per gli Iftār e Īd al-Fitr), che con quelle più bisognose all’interno della Ummah, a cui in questo periodo dell’anno è particolarmente raccomandato devolvere la zakāt, terzo pilastro dell’Islām.

Invece, nel loro mondo al contrario, lo “stato anti-islamico del terrore”, al-Qāʿida e le altre organizzazioni terroristiche che raggruppano gli “sviati del Jihād”, capovolgono il senso autentico del Ramadān per i loro sordidi scopi anti-islamici. Cosa possono fare i musulmani per difendere se stessi e la religione di Allāh swt?

Ricordiamoci di quando tutto è cominciato, con l’angelo Jibrīl e con colui che è stato prescelto come “Messaggero di Allāh e il Sigillo dei Profeti” (sūrat al-Ahzāb, 33:40), nella Cava di Hirāʾ sul monte Jabal An-Nūr nei pressi di Makkah. Allora, Iqraʾ!

Celebriamo il Ramadān nella luce del Sublime Qur’ān e della Sunnah del Profeta Muhammad ﷺ. La verità (Haqq) prevarrà sempre.

Di fronte alle “mistificazioni” del mese benedetto, riaffermiamo il suo significato autentico con azioni di carità e perdono che rafforzino l’unità della Ummah. Ricordiamoci (dikhr) dell’Onnipotente (al-Qadīr) e prendiamo in mano l’arma più efficace: l’educazione. Le moschee, le scuole e le piattaforme digitali devono moltiplicare gli “sforzi” per diffondere la vera conoscenza benefica dell’Islām, così da smontare le falsità diffuse dalle ideologie “deviate” e proteggere i più giovani dallo sviamento e dai tentativi di corruzione.

Ramadān Mubārak alla Ummah del nostro Profeta Muhammad ﷺ!

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