SHĀM, MESSAGGIO PER AL-SHARĀʿ: “SBARAZZATI DEGLI SVIATI DEL JIHĀD”

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Lo Shām è finito di nuovo sotto i riflettori e non certo per avvenimenti di cui gioire.

Contro l’insorgenza di elementi legati al vecchio regime baathista del dittatore Bashar al-Assad scattata la scorsa settimana, il nuovo esercito siriano è intervenuto in maniera “legittima” per sedare gli ultimi rigurgiti contro-rivoluzionari nelle aree costiere a prevalenza alawita. Tuttavia, non è filato tutto liscio, se così si può dire.

Le esecuzioni sommarie, per limitarci a quelle, sono state infatti numerose e sarebbe ingiusto nasconderle, senza entrare nella “guerra dei numeri” per stabilire quanti siano stati effettivamente i morti ammazzati tra la popolazione civile in soli tre giorni di follia.

L’unico a saperlo, con impeccabile onestà e certezza, è Allāh swt, perché ha visto tutto e perché sa tutto di ciò che dimora nei cuori e nelle menti dei protagonisti della vicenda.

Dal nostro punto di vista umano, ancor più limitato dal fattore distanza dal luogo di svolgimento degli eventi, cerchiamo di guardare al bicchiere mezzo pieno seppure in circostanze che si presentano davvero tristi e tragiche.

Le attenzioni si sono concentrate tutte su Ahmad al-Sharāʿ, colui che ha condotto la Rivoluzione alla vittoria e che oggi riveste giustamente la funzione di nuovo Presidente della Siria.

È coinvolto nei massacri? Nel mobilitare l’esercito, sapeva quello a cui stava andando incontro? Ha dato lui l’ordine?

Allāhu A‘lam, ma fino a prova contraria riteniamo di rispondere “no” alle suddette domande.

Perché auto-infliggersi un danno simile? Era infatti ampiamente prevedibile che le ripercussioni negative di uno scenario come quello che si è poi configurato avrebbero colpito in primo luogo la sua figura.

L’assoluzione del Presidente non ridimensiona naturalmente la gravità degli avvenimenti e neppure la problematica cruciale da essi evidenziata. Vale a dire, la presenza nei ranghi dell’esercito, e più in generale delle forze di sicurezza, di numerosi “sviati del Jihād”, che non hanno mostrato alcuna intenzione di redimersi.

Hanno tradito la fiducia di al-Sharāʿ? In ogni caso, è certo che su di essi non si può fare affidamento e il Presidente lo ha detto chiaramente, prendendo nettamente le distanze dai massacri e condannandoli senza se e senza ma.

L’inchiesta in corso dovrà essere inflessibile, sia nell’individuare i colpevoli che nell’infliggere le dovute condanne per aver violato ogni norma della Sharīʿa relativa al Jihād “con” la spada.

Non dovrebbe essercene bisogno, ma viste le continue violazioni ripeterle può essere benefico.

Di fronte a un attacco nemico, come è stato quello di marca “assadista”, il jihād bi’s‑sayf per auto-difesa deve comunque rispettare il criterio di proporzionalità nell’uso della forza rispetto all’aggressione subita, come sancito nel Qur’ān (sūrat al-Baqara, 2:194). Mentre in numerosi ahādīth, il condottiero islamico per eccellenza, il Profeta Muhammad ﷺ, proibisce l’uccisione di donne, bambini, anziani e altre categorie di non-combattenti.

Ne deriva che i non-musulmani che non sono in guerra con musulmani non sono bersagli legittimi. Si tratta dei “civili” e di questi gli “sviati del Jihād” che purtroppo sono stati integrati nel nuovo esercito siriano ne hanno uccisi parecchi e a sangue freddo, comportandosi verso le vittime, per la quasi totalità alawiti più cristiani e drusi, in maniera tutt’altro che consona agli standard islamici da rispettare per essere un buon credente: “Non vi spinga all’iniquità l’odio per un certo popolo. Siate equi: l’equità è consona alla devozione. Temete Allāh. Allāh è ben informato su quello che fate” (sūrat al-Mā’ida, 5:8). 

Invece, costoro hanno fatto scattare impropriamente la cosiddetta āyah della spada (sūrat at-Tawba, 9:5), con le conseguenze nefaste che per primi i musulmani stessi devono riconoscere, in modo da comprendere appieno quanto sia lontano dall’Islām e dalle sue norme ciò che è accaduto, Astaghfirullāh.

Che fare adesso, Presidente Ahmad al-Sharāʿ, con gli “sviati del Jihād”?

L’epurazione totale da ogni forza di sicurezza è il primo passo obbligato, insieme alla revoca della cittadinanza siriana, che merita maggiore rispetto.

Poi, dal punto di vista giuridico-legale, lasciamo agli esperti shariatici di cui sicuramente il Presidente è circondato, l’onere di stabilire la pena più adeguata, tenendo anche conto che le uccisioni hanno avuto luogo nel mese di Ramadān, che gli “sviati del Jihād” hanno deliberatamente profanato.

A meno che non si pentano (Tawba), siamo comunque consapevoli che nell’Ākhirah il loro destino è già segnato, poiché l’Altissimo “non ama coloro che fanno il male” (sūrat ash-Shūrā, 42:40): “Riempirò l’Inferno di tutti voi, di te [Shaytān] e di quanti ti avranno seguito” (sūrat al-A’rāf, 7:18).

Il Presidente al-Sharāʿ ha davvero di fronte a sé un’opportunità straordinaria, un’occasione che forse non tornerà più. Gli accordi con i curdi e i drusi confermano la sua sincera volontà di costruire una Siria dove c’è posto per tutti, così come vuole una “governance” autenticamente islamica.

L’Europa, malgrado la sua cecità su molti altri fronti, questo sembra averlo riconosciuto e accoglierà a Bruxelles il Ministro degli Esteri siriano, As’ad al-Shaybani, il 17 marzo per la conferenza dei donatori per la Siria.

La prossima volta Inshā’ Allāh potrà essere lo stesso Presidente al-Sharāʿ a partecipare e sarà allora un momento di trionfo per tutti i musulmani, forse ancor più della presa di Damasco.

Presidente, una cosa però devi fare e subito: sbarazzati definitivamente degli “sviati del Jihād”.

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