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“E Te noi adoriamo e a Te chiediamo aiuto” (Sūrat al-Fātihah, 1:5)
Principio dell’Islām e primo pilastro della fede, il Tawhīd (ﺗﻮﺣﻴﺪ), esprime l’unicità di Allāh swt e la sua unità, in quanto indivisibile. È sulla base di questo fondamento che noi credenti siamo chiamati a testimoniare la nostra fede recitando la Shahādah (لا إله إلا الله).
Diametralmente opposto al Tawhīd, è lo shirk, che si traduce nell’attribuzione ad altri di ciò che è esclusivamente di Allāh swt. Tradizionalmente il Tawhīd è suddiviso in tre categorie che ci aiutano a comprendere l’unità e l’unicità di Allāh swt e la modalità in cui adorare Lui e Lui soltanto.
Nel sublime Qur’ān e negli aḥādīth si trovano le origini di queste tre categorie che si ritiene siano il frutto di uno sforzo intellettuale operato dai primi Sapienti musulmani al fine di evitare confusione tra i neoconvertiti all’Islam, all’indomani della sua rapida diffusione su un ampissimo territorio che si estendeva dall’Africa nord occidentale fino all’India, comprendendo Bisanzio (ar-Rūm) e la Persia, oltre alla Penisola arabica.
Le tre categorie sono le seguenti:
1. Tawhīd ar-Rubūbiyyah, unicità della sovranità di Allāh,
da cui comprendiamo che Allāh swt (e Lui soltanto) ha creato l’Universo (motivo per cui uno dei suoi nomi divini è al-Khāliq), ha su di esso un controllo assoluto e permette che le cose accadano (per questo si riferisce a Se Stesso nel Qur’ān come al-Malik).
Allāh è il Creatore di tutte le cose e Colui che dispone di tutte le cose (Sūrat az-Zumar, 39:62).
2. Tawhīd al-Asmā’ wa’s-Siffāt, unicità dei nomi e attributi.
Attraverso i 99 nomi e attributi di Allāh swt comprendiamo che Lui non presenta alcuna somiglianza con gli esseri umani e che la Sua essenza va ben oltre l’umana immaginazione.
Niente è come Lui, ed Egli è Colui che tutto ascolta [al-Samīʿ] e tutto vede [al-Basīr] (Sūrat ash-Shūrā, 42:11).
3. Tawhīd al-`Ibādah, unicità del culto.
È questa la categoria è più importante di tutte, in quanto ci mostra che dobbiamo adorare il nostro Creatore in modo diretto, senza frapporre tra noi e Allāh swt alcun intermediario perché altrimenti si sconfina nello shirk. Dunque, qualsiasi intercessione da parte di essere umani (vivi o deceduti) e di oggetti (statue e tombe) è shirk, dal momento che ad essi ci si rivolge erroneamente affinché facciano da tramite con l’Altissimo e si finisce per attribuire loro qualità che appartengono solo ed esclusivamente ad Allāh swt.
Da quanto detto, appare chiaro che il Tawhīd per noi musulmani è il fondamento di ogni cosa e questo gli “sviati del Jihād” lo sanno bene! Quindi cosa hanno fatto per trarne profitto nel tentativo di legittimare le loro atrocità e attrarre proseliti? Un rebranding del Tawhīd: hanno creato un gesto simbolico che lo richiamasse, il famoso dito indice sollevato, e lo mostrano come un marchio di fabbrica ogni volta che commettono un attentato terroristico contro luoghi e persone che in qualche misura rappresentano – secondo le loro dottrine complottiste – il “moralmente decadente mondo occidentale”, ossia “il nemico dell’Islām per antonomasia”.
In realtà, associando un simbolo che richiama una cosa così sacra come il Tawhīd ai loro atti criminali (voluti da loro e non da Allāh swt!!) diventano loro stessi promotori dello shirk, perché vorrebbero far credere che i loro atti siano guidati da Allāh swt e pongono il loro esempio (deviato) sullo stesso piano di un atto edificante per il credente frapponendosi, di fatto, tra Lui e loro.
Noi di Jihād senza spada vogliamo riappropriarci di questo simbolo ☝️ e farne un uso corretto, vale a dire utilizzarlo nella normalità delle nostre azioni quotidiane ricordando a noi stessi e agli altri che la nostra vita terrena è nella sua interezza guidata dal fondamento del Tawhīd. Nel fare questo siamo ben lontani dalla posizione di coloro che si arrogano il ruolo di mediazione tra i credenti e Allāh swtperché questo ruolo non ha diritto di esistere e noi lo ribadiamo: tra Allah swt e il credente vi è un filo diretto senza intermediari.

