RIFLESSIONI A 300 GIORNI DALL’ATTACCO DI HAMAS

#PalestineNews 🇵🇸

Le seguenti riflessioni nascono da uno scambio avuto recentemente con un fratello che ci ha scritto sul blog Jihād senza Spada. A lui siamo grati per aver sollevato delle importanti domande che ci hanno fatto comprendere come alcune questioni necessitano ancora di essere affrontate dalla nostra Ummah. Sappiamo che nessuna parola potrà davvero lenire la tragedia e il dolore dei nostri fratelli e delle nostre sorelle in Palestina. Tuttavia riteniamo doveroso, come redattori di Jihād senza Spada, rilanciare quello che pensiamo.

L’attacco del 7 ottobre è stato effettuato con la consapevolezza che, sulla popolazione palestinese indifesa della Striscia di Gaza, si sarebbero certamente abbattute morte e distruzione ad opera di Israhell e Satanyahu. Un esito ricercato, come ammesso “orgogliosamente” dal leader di Hamas, Yahya Sinwar.

Comprendiamo benissimo che sofferenze e ingiustizie subite direttamente e per decenni, come quelle perpetrate ai danni dei palestinesi, fanno sprofondare nella disperazione e in una rabbia cieca, tanto da indurre a pensare di compiere reazioni estreme contro chiunque sia parte del popolo nemico. Il dramma che continua a tormentare i nostri fratelli e le nostre sorelle, noi lo sentiamo sinceramente nostro sia come musulmani che come esseri umani, pur non vivendolo in prima persona.

Tuttavia, qui a Jihād senza Spada non possiamo condividere azioni pianificate a mente fredda come quella del 7 ottobre, che hanno avuto effetti solamente controproducenti, tra cui l’uccisione di civili innocenti, e hanno provocato, come reazione, lo sterminio della propria popolazione indifesa. Pensiamoci bene, qual è stato ad oggi il risultato di quell’attacco sconsiderato? L’immane tragedia che ne è derivata, ha alleviato le sofferenze dei nostri fratelli e delle nostre sorelle palestinesi o li ha messi in una situazione peggiore?

Per questo noi ci chiediamo: il Profeta Muḥammad saw, alla cui straordinaria saggezza e intelligenza i musulmani devono fare riferimento anche per gli affari militari, avrebbe avallato un attacco simile, sapendo con certezza quali sarebbero state le conseguenze? Allāh a’alam e ci perdoni se sbagliamo, ma noi diciamo di no, che il Suo Messaggero non lo avrebbe fatto. Siamo pertanto di fronte non a degli eroi, tanto meno a dei “martiri”, ma a degli “sviati del jihād”, che strumentalizzano l’Islām portando ai palestinesi solo ulteriore morte, distruzione e sofferenza, e perdendo la vita loro stessi, come accaduto ad Isma’il Haniyeh. E ora il massacro si sta estendendo all’intero Libano.

Sostenere la Palestina e la causa palestinese contro il sionismo e “l’americanizzazione del Medio Oriente”, come musulmani non significa dover “tifare” per l’Iran khomeinista, Hezbollah, gli Houthi, milizie varie e neppure per Hamas, anche se per il momento non si intravedono alternative “ben guidate”, dando ormai per scontata la passività (se non connivenza) dei “governanti” arabo-musulmani. È stato raggiunto il fondo, ma continuiamo a scavare, al prezzo di decine di migliaia di vite innocenti.

Ora che tutto è compromesso, riprendere in mano la situazione per la Palestina richiederà purtroppo tempi molto lunghi, forse più di quelli che la nostra mente riesce a immaginare. Ma senza un cambiamento di approccio, senza un nuovo inizio, Allāh swt potrà mai concedere la vittoria?

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