TERRORISMO, LEZIONI DAL DAGESTAN PER I MUSULMANI

Gli “sviati del jihād” hanno colpito ancora, questa volta nel piccolo Dagestan: oltre 20 vittime e 45 feriti, in un doppio attacco terroristico coordinato nelle città di Derbent e Makhachkala. Evidentemente, lo “stato anti-islamico del terrore” soffre del cono d’ombra in cui è finito ormai da diverso tempo e per ottenere visibilità mette in piedi stragi gratuite, che nulla hanno a che fare con il jihād secondo il metodo profetico e che di conseguenza nulla di buono portano alla causa di Allāh swt e dei musulmani.

Già in passato, impostori armati mascherati da mujāhidīn avevano attaccato chiese e sinagoghe nella repubblica islamica, ma la sua popolazione multietnica, mentre attende con pazienza il giorno in cui non farà più parte della Federazione russa, non intende in alcun modo aderire a fantomatici “wilāyāt” caucasici, che esistono soltanto nelle menti “deviate” dei novelli pseudo-califfi e dei loro seguaci. Come in precedenza non intendeva essere inglobata nel presunto “emirato” targato al-Qāʿida.

Eppure, gli “sviati del jihād” non la smettono di tormentare questa comunità pacifica dalla grande tradizione islamica, dando in volta in volta la scusa al “tiranno” di Mosca per rafforzare la propria dittatura e agli “analisti” da scrivania per puntare il dito sull’Islām in quanto tale. Così, giusto per spargere quintali di “islamofobia” su internet, qualche sedicente “esperto” ha pensato di collegare al recente attacco terroristico diretto a cristiani ed ebrei le proteste anti-sioniste e pro-Palestina che si sono svolte all’aeroporto di Makhachkala agli inizi del genocidio nella Striscia di Gaza.

Una strumentalizzazione bella e buona. Chi è stato ad alimentarla, facendo al solito il gioco dei “nemici” dell’Islām che dice invece di combattere?

Lo “stato anti-islamico del terrore” non ha rivendicato ufficialmente l’attacco terroristico, contrariamente a quello del Crocus City Hall di Mosca, la cui paternità è stata assunta dalla sua appendice regionale dell’Anti-Islamic State Khorasan Province (AISKP). Ciononostante, ogni evidenza riconduce sempre a questa firma, tanto più che più la nuova strage è stata abbondantemente celebrata dalla principale rivista di propaganda “deviata” dell’AISKP (Voice of Khurasan) e sulle varie piattaforme online di riferimento. Ad essere oggetto di giubilo è stata l’uccisione dei kuffār cristiani ed ebrei (non di persone innocenti), ma su quali basi dottrinarie? La convivenza con i “popoli del libro” nel quadro locale a maggioranza musulmana prosegue da secoli e senza alcuna minaccia per i fratelli e le sorelle dagestane. Pertanto, dal punto di vista islamico non c’è nulla da festeggiare!

Inoltre, pur volendo associare l’attacco allo scontro storico con la Russia, chi se ne avvantaggia? Come in Cecenia con il fido Kadyrov, lo zar Putin non farà altro che rafforzare la sua presa sul Dagestan attraverso il dittatore di turno, nel caso specifico il generale Sergey Melikov.

Il solito fallimento strategico da parte dello “stato anti-islamico del terrore” dunque… E lo chiamano jihād, pensando di essere dei mujāhidīn!

Per quanto riguarda gli attentatori, siamo di fronte a una tragedia famigliare che ha sconvolto il funzionario del regime Magomed Omarov. Tra questi figurano infatti due dei suoi figli (Osman, Adil) e un nipote (Abdusamad Amadziyev), che sarebbero stati neutralizzati e arrestati dalla polizia. Ad essere rimasto ucciso negli scontri insieme a un quinto militante (Ali Zakarigaev) è stato invece Gadzhimurad Kagirov, 28enne con fama da “combattente” di arti marziali miste (Mixed Martial Arts, MMA), disciplina in cui i musulmani del Nord del Caucaso e i dagestani eccellono in maniera particolare, basti pensare al grande campione di caratura internazionale Khabib Nurmagomedov, presso le cui strutture lo stesso Kagirov si allenava.

In generale, le MMA vengono molto apprezzate dai musulmani rientrando nella categoria dei “Sunnah sport”. La deriva terroristica di Kagirov conferma però quanto Jihād senza Spada sostiene da tempo, ovvero che i “Sunnah sport” vanno sì praticati e tanto, Alḥamdulillāh, ma con la consapevolezza che Shayṭān può utilizzarli come porta per penetrare nelle menti dei giovani e sviarli, inducendoli alla violenza terroristica. Stiano in guardia quindi i giovani che si esercitano nella lotta all’interno di moschee qui in Italia, poiché gli inganni del maligno sono sempre dietro l’angolo!

Tornando a Omarov, visto il massiccio coinvolgimento di famigliari è finito sotto inchiesta per verificare un suo eventuale coinvolgimento nella vicenda. Intanto, è già stato rimosso dall’incarico per volontà di Melikov, che ha giustificato il licenziamento per il venir meno di Omarov al suo “dovere di proteggere la popolazione” e, come padre, “per non aver prestato attenzione alle azioni del figlio”.

Con ogni probabilità, Melikov sfrutterà quanto accaduto per fare piazza pulita di collaboratori sgraditi, sostituendoli con soggetti a lui sottoposti, per conto naturalmente di Putin. Ciò per rimarcare la grave miopia che guida gli “sviati del jihād” nelle loro azioni, sempre controproducenti e votate al male per l’Islām e i musulmani.

Una miopia frutto dell’accecamento ideologico che colpisce i militanti una volta affetti dal virus dell’estremismo, che può attecchire ovunque, a qualsiasi livello sociale, come dimostra la tragica vicenda dagestana. Non si può certo dire infatti che gli attentatori fossero indigenti o perseguitati, anzi appartenevano alla cosiddetta “élite” locale, come già in tanti altri casi.

Le modalità dell’indottrinamento e del reclutamento restano da scoprire, ma scommettiamo i nostri “2 cents” che internet e i social media hanno giocato un ruolo determinante, il che non esclude la presenza di “cellule” sul territorio.

Insomma, lo strazio continua. A quando e dove le prossime vittime innocenti Eppure, il destino dei soldatini di Shayṭān è già stato segnato da Allāh swt: “Riempirò l’Inferno di tutti voi, te [Shayṭān] e coloro che ti avranno seguito” (Sūrat al-A’rāf, 7:18). Fermatevi allora finché siete in tempo! Altrimenti, avete già perso la vostra vita anche nell’Ākhirah.

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