UMMAH WĀHIDAH: PER L’UNITÀ DELLA UMMAH

“SÌ, QUESTA VOSTRA COMUNITÀ È UN’UNICA COMUNITÀ E IO SONO IL VOSTRO SIGNORE. ADORATEMI!” (SŪRĀH “AL ANBIYA”, 21:92).

A stabilirlo è Allāh (swt) nel Corano, attribuendo a tutti i musulmani il dovere di essere i guardiani della Ummah e quindi di custodire l’unità della famiglia dei credenti, affinché resti forte e coesa nel legame con il suo Altissimo Creatore e Signore dei Mondi.

Si tratta di un dovere e di una responsabilità che sono chiamati ad assolvere in primo luogo i musulmani che si pongono alla guida della Comunità. In quest’ottica, tuttavia, il recente scontro tra i Talebani e Ayman Al Ẓawāhirī rischia di provocare ulteriori divisioni nella Ummah, indebolendola invece di rafforzarla.

Nel video divulgato lo scorso 22 novembre da As-Sahab, la casa di produzione di Al Qāida, Al Ẓawāhirī è riapparso nuovamente sugli schermi puntando il dito contro il tentativo dell’Emirato talebano di trovare un posto a sedere tra le cosiddette “Nazioni Unite”. Al Ẓawāhirī non fa menzione della lettera inviata all’ONU lo scorso 20 settembre dal ministro degli esteri talebano, Ameer Khan Muttaqi, contenente una richiesta di partecipazione alla sessione annuale dell’Assemblea Generale, invece del rappresentante del governo precedente. Sui talebani, in generale, nessun cenno, nessuno.

D’altro canto, vista la tempistica, è impossibile non mettere in relazione la circostanza della lettera con il durissimo attacco effettuato nel video da Al Ẓawāhirī contro le Nazioni Unite e il loro statuto, giudicato incompatibile con la “sharīʿa” e con i doveri e gli obblighi che ne derivano per ogni musulmano.

La questione posta da Al Ẓawāhirī ha una portata di vastissima. Il leader di Al Qāida ritiene che l’iniziativa di “corteggiamento” delle Nazioni Unite intrapresa dai Talebani costituisce una gravissima deviazione dall’esempio del Profeta (saw), che mai e poi mai potrebbe avallare la scelta di accettare lo statuto dell’ONU, poiché ‒ ritiene Al Ẓawāhirī ‒ subordinerebbe legalmente la “sharīʿa” al diritto internazionale.

Secondo Al Ẓawāhirī, inoltre, la membership delle Nazioni Unite non consentirebbe di sostenere l’impegno dei “mujāhidīn” nelle zone occupate – un dovere per ogni musulmano che discende dalla“sharīʿa”‒, realizzando così gli scopi dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna), “canaglie e criminali oppositori dell’Islām e del Jihād”.

Queste considerazioni non sono state fatte anche dai Talebani? O i Talebani sono diventati dei servi della cosiddetta comunità internazionale? Forse pensano che, invece di andare allo scontro, sia più opportuno sedersi al tavolo con i nemici dell’Islām, con l’obiettivo d’islamizzare le Nazioni Unite dall’interno?

Chi dei due ha ragione? La strategia internazionale dei Talebani è sulla “Retta Via”? O la strada è sbagliata, come dice Al Qāida? Questioni da sapienti, su cui sembrano però esserci delle divergenze… Voi che ne pensate?

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