RAMADĀN MUBĀRAK! FESTA DI AMORE, RICONCILIAZIONE E FRATELLANZA

Ramadān, anche quest’anno il “migliore dei mesi” è arrivato. Trenta giorni di digiuno, preghiera, recitazione del Sublime Corano, introspezione e verifica interiore per tutti i musulmani, ovunque nel mondo. “Sono sulla Retta Via di Allāh (swt)?”, a questa domanda sono chiamati a rispondere, sapendo che Egli, l’Onnipotente, “conosce bene quello che è celato nei cuori” (Sūrah “Al ‘Imrān”, 3:119). Si può infatti mentire a se stessi e agli altri, come fanno gli “ipocriti” (Sūrah “Al Munāfiqūn”, 63), ma non ad Allāh (swt), “il Migliore dei giudici” (Sūrah “Al-An‘ām”, 6:57; Sūrah “Al A‘rāf”, 7:87) a cui ogni uomo dovrà rendere conto del proprio operato.

Nel mezzo della vita ordinaria, il Ramadān serve così ad ampliare quello spazio d’interconnessione diretta con Allāh (swt) dove misurare al Suo cospetto e in tutta sincerità la propria fede, in modo da comprendere lo stadio di perfezionamento spirituale effettivamente raggiunto, identificando gli ambiti nei quali è necessario compiere un maggiore “sforzo” (Jihād) per essere degni di Lui e della “salvezza” da conseguire.

Nella battaglia “contro la propria anima e contro le proprie passioni lungo la via di Allāh l’Altissimo”, per citare uno degli Hadīth più significativi, la celebrazione del Ramadān – quarto pilastro dell’Islām − riveste pertanto una funzione centrale che è lo stesso Sublime Corano a sancire, poiché strettamente correlata al momento della “rivelazione” del Libro sacro al Profeta Muhammad (saw) per il tramite dell’Angelo Gabriele in una grotta del monte Jabal An-Nūr denominata Hirāʾ: “È nel mese di Ramadān che abbiamo fatto scendere il Corano, guida per gli uomini e prova di retta direzione e distinzione“ (Sūrah “Al Baqara”, 2:185).

L’avvento del Sublime Corano ha avuto luogo nel corso di una “notte benedetta” (Sūrah “Ad-Dukhān”, 44:3), la “Notte del destino […] migliore di mille mesi”, in cui sono discesi “gli angeli e lo Spirito, con il permesso del loro Signore, per fissare ogni cosa” (Sūrah “Al Qadr”, 97:3-4), dando inizio al compito profetico di Muhammad (saw).

Durante il Ramadān, i musulmani devono dunque confrontarsi con la Parola Divina più che in altri periodi dell’anno, con uno sguardo rivolto all’indietro − a quanto è stato fatto fino a quel momento per essere conformi alla “rivelazione” dell’Islām, la “Religione della verità” (Sūrah “At-Tawba”, 9:29 e 9:33; Sūrah “Al-Fath”, 48:29; Sūrah “As-Saff”, 61:9), compresa la sua testimonianza – e uno sguardo al futuro immediato – a quanto si dovrà fare per esercitare tutte le “virtù” richieste dal Sublime Corano, nel solco tracciato dal Profeta Muhammad (saw), il “sigillo” (Sūrah “Al Ahzāb”, 33:40) degli inviati da Allāh (swt).

Il Ramadān non si esaurisce però nell’approfondimento della dimensione individuale del rapporto con Allāh (swt), ma comprende anche la dimensione collettiva e sociale della fede a completamento di quella individuale. Nel mese di celebrazioni, definito dal Profeta (saw) “quello della mia comunità”, la Ummah è infatti chiamata a rafforzare i propri legami di fratellanza e unione, a partire dalle relazioni più prossime con familiari e congiunti. A tale funzione rispondono le riunioni conviviali delI’Iftār e dell’Īd Al Fitr, che vanno accompagnate dalla “carità” verso gli indigenti, il terzo pilastro dell’Islām (zakāt), particolarmente raccomandata in questo periodo dell’anno, come indicato dal Profeta Muhammad (saw) in uno dei suoi insegnamenti: “La migliore delle elemosine è quella compiuta nel mese di Ramadān”.

L’accento sulla “carità” è strettamente legato alla “rivelazione” del Sublime Corano, con la quale Allāh (swt) ha manifestato la sua “misericordia” all’umanità, che a sua volta ha il dovere di essere “misericordiosa” verso il prossimo e non solo in termini di generosità, ma di disponibilità all’aiuto e al perdono. “Il mese di Ramadān è venuto a voi; è un mese di benedizioni in cui Allāh (swt) vi avvolge della Sua ‘misericordia’, perdona le vostre colpe ed esaudisce le richieste”, ha spiegato il Profeta Muhammad (saw), e i musulmani sono tenuti ad agire di conseguenza sempre, naturalmente, ma ancor più durante il Ramadān.

La bellezza, i sentimenti di amore e fratellanza, la gioia per la riconciliazione e la rinnovata armonia con Allāh (swt) e con il mondo, che sono propri del Ramadān, non potevano non suscitare l’invidia e il risentimento d’Iblīs e dei suoi shayātīn, i manovratori occulti dell’estremismo. Non a caso, lo “sviamento” del Ramadān resta tuttora un obiettivo prioritario dell’ISIS.

Il presunto califfo, Abu Bakr Al Baghdadi, dichiarò la nascita del “califfato del terrore” il primo giorno di Ramadān dell’anno 1435 (giugno 2014). E ogni anno, l’ISIS celebra la ricorrenza intensificando gli attentati, in una campagna speciale che dura l’intero mese ed è accompagnata da video e messaggistica di propaganda a uso e consumo di militanti e simpatizzanti. Il Ramadān precedente è stato testimone di 260 attacchi terroristici rivendicati dall’ISIS nel solo Iraq, con 420 vittime tra morti e feriti. Quale sarà il bilancio al termine del Ramadān attualmente in corso?

Alla “Religione della verità” (Sūrah “At-Tawba”, 9:29 e 9:33; Sūrah “Al-Fath”, 48:29; Sūrah “As-Saff”, 61:9) rivelata da Allāh (swt), Iblīs e gli shayātīn contrappongono la “religione della falsità” incarnata dall’ISIS, che si propone di condurre i musulmani sulla “via sbagliata” dell’odio e della violenza allo scopo d’impedirne la “salvezza”. Con l’annuncio del “califfato” all’inizio di Ramadān, Al Baghdadi ha così apertamente profanato sia la “rivelazione” dell’Islām che il compito profetico di Muhammad (saw), dando vita a una “anti-Ummah” blasfema destinata alla dannazione.

Con le manipolazioni psicologiche e dell’ego sottese all’inganno della radicalizzazione, l’ISIS, Al Qaeda e le altre multiformi manifestazioni dell’estremismo, puntano a fagocitare tutti i musulmani nel novero dei mujāhidīn del terrore che combattono contro Allāh (swt) e il suo progetto di “salvezza” per l’umanità. Convinti di essere “sottomessi” ad Allāh (swt), sono invece al servizio d’Iblīs e degli shayātīn, che operano attraverso gli Al Baghdadi e gli Osama Bin Laden di turno.

Volete che vi citiamo coloro le cui opere sono più inutili, coloro il cui sforzo in questa vita li ha sviati, mentre credevano di fare il bene? (Sūrah “Al Kahf”, 18:103-104).

Che la “misericordia” di Allāh (swt) l’Onnipotente, il Compassionevole, possa allora discendere sui militanti e i simpatizzanti dell’ISIS, che oggi non celebrano il Ramadān del Sublime Corano, bensì la lunga notte del male sulla terra. Costoro “hanno scambiato la retta Guida con la perdizione” (Sūrah “Al Baqara”, 2:16) e Allāh (swt) ne ha già stabilito le sorti poiché “non ama coloro che fanno il male” (Sūrah “Ash-Shūrā”, 42:40): “Riempirò l’Inferno di tutti voi, di te [Iblīs] e di quanti ti avranno seguito” (Sūrah “Al A’rāf”, 7:18). Allo stesso tempo, Allāh (swt) che può tutto “dirige chi vuole sulla Retta Via” (Sūrah “An-Nūr”, 24:46) e i musulmani nel mese di Ramadān sono chiamati a rivolgergli preghiere speciali affinché effonda sugli “sviati” (Sūrah “Al Fātiha”, 1:7) dell’estremismo le “Sue benedizioni”, facendoli tornare “dalle tenebre alla luce” (Sūrah “Al Baqara”, 2:257).

Le suppliche dei musulmani salgano poi ad Allāh (swt) affinché li mantenga saldi nel seguire la Parola Divina di fronte alle sfide del mondo, specie quelle che ne chiamano in causa più direttamente la fede, insieme all’identità religiosa e culturale islamica.

I servi del Compassionevole sono coloro che camminano sulla terra con umiltà e quando gli ignoranti si rivolgono loro, rispondono: “Pace!” (Sūrah “Al Furqān”, 25:63).

La “rivelazione” del Sublime Corano al Profeta Muhammad (saw) si rinnova ogni anno per ricordare che la “Retta Guida” (Sūrah “Al Baqara”, 2:16) è sempre con i musulmani e non li lascerà mai. Allora celebriamo: Ramadān Mubārak!

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